Passione e libertà.

Quando otto anni fa entrai in Cigars and Tobacco, ricevetti anche l’incarico di selezionare i sigari da inserire in catalogo. Questo mi costrinse a fare i conti con le mie effettive capacità di degustare. Dovevo capire cosa effettivamente significasse questo termine, che pur tante volte avevo adoperato. Ho dovuto rivedere molte mie convinzioni, superare pregiudizi e capire cosa fosse, davvero, la qualità. Con il tempo mi son convinto che chi fuma sigari e vuole approfondire questa materia debba provare a comprendere due concetti imprescindibili: passione e libertà.

Per quanto le si utilizzi con molta frequenza, raramente ci si sofferma sul significato di queste parole e sul loro rapporto di proporzionalità inversa: se l’una aumenta, l’altra è destinata a diminuire. Cominciamo con la passione. Deriva dal latino passio – che significa soffrire – ed ha un forte legame con il termine greco πάθος (pathos) che richiama anch’esso la sofferenza, ma include una connotazione emozionale. Se per i latini il concetto era legato alla sola sofferenza fisica, per i greci era un qualcosa che riguardava più la mente e questa accezione aiuta ad afferrare il concetto che a noi serve. In entrambi i casi, comunque, traspare un’incapacità di opporsi agli eventi, un subire senza potersi opporre. Questo vale sia per impedimenti fisici che per una determinata condizione mentale che costringe agli eventi. Che si usi un termine legato alla sofferenza per qualcosa che dovrebbe risultare piacevole è dovuto al fatto che il fumatore subisce questa attrazione senza potersi opporre, anzi, senza comprendere il proprio stato.Nella letteratura internazionale, però, è in uso un altro termine per indicare un appassionato di sigari: aficionado. Questa parola rimanda all’affetto, che implica un interesse ed esclude quel coinvolgimento emotivo che comporta il subire o il soffrire. Passione e affetto per quanto vengano considerati sinonimi, in realtà, non lo sono. L’affetto si allontana da quello che è l’istinto il quale, sappiamo, è legato alle emozioni ed è poco gestibile razionalmente. Ma rinunciare in toto alla passione per l’affetto, per escludere la sofferenza, ha comunque un costo: la rinuncia alle emozioni che emergono in ambito irrazionale. Non è questo che vogliamo in verità, non avrebbe senso bere vino o fumare sigari senza emozionarsi. Magari, in futuro, avremo la possibilità di approfondire l’ambito in cui è possibile provare emozioni con una “supervisione” della ragione. Ora conviene provare a capire il senso della seconda parola. La libertà è un concetto che non si comprende facilmente ricorrendo alla sua etimologia e, comunque, è una condizione esistenziale che non ammette compromessi – come ben comprese Catone. Ma qui ci occupiamo di sigari ed è più facile trovare una strada che non conduca al sacrificio estremo e ad indicarcela è proprio quella capacità che tutti abbiamo, in potenza, di degustare.
Saper degustare significa essere in grado di giudicare obiettivamente la bontà di un sigaro, individuare le differenze tra prodotti diversi e saper scegliere. Quest’ultima capacità permette di non dover dipendere da altri, sì da non dover delegare a nessuno i propri gusti: è un passo verso la libertà – ma questa, sappiamo, conduce sempre all’emarginazione o all’esilio. Se degustare significa giudicare, attenzione, non vale l’opposto. Questo perché si può giudicare un sigaro senza dover necessariamente degustare. Per questo, infatti, occorre utilizzare elementi che vengono forniti dall’analisi sensoriale combinandoli con le indicazioni fornite dal modello di degustazione, che si definisce a priori sulle caratteristiche del tabacco e sul come funzionano i nostri sensi. Un insieme di conoscenza ed esercizio cui non farebbe male una abbondante dose di onestà intellettuale.
Tante le pietre d’inciampo lungo questo percorso. Le più insidiose sono, probabilmente, l’inconsapevolezza dei preconcetti che si hanno intorno agli elementi del modello e gli errori di cognizione (bias) in fase di analisi sensoriale. I primi si mitigano con una formazione teorica appropriata, gli altri con una pratica corretta.
La necessità di migliorarsi, deviando dai canoni che l’ortodossia detta, mi ha portato ad approfondire argomenti quali sociologia e antropologia che, ad uno sguardo poco attento, potrebbero apparire senza alcun legame con il mondo dei sigari. Mi son convinto che questi, per un degustatore, siano àmbiti importanti, quanto e più della conoscenza delle foglie utilizzate.

Degustare non è, a percorso inoltrato, un “semplice” elenco di sensazioni o la capacità di compilare una scheda. È la comprensione dei meccanismi mentali che si innescano quando un prodotto non ha solo una valenza sensoriale, ma può rappresentare un simbolo per il collettivo del quale si fa parte. È comprendendo questi due aspetti che si afferra il legame con la passione e la libertà.

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