L’imbroglio di Molière.

Uno degli abbinamenti migliori che credo si possa ottenere, abbinando passioni differenti, è quello tra sigari e libri e qui ne voglio proporre due, entrambi di autori francesi.

Il primo è “Il mito di Sisifo” di Albert Camus. L’incipit recita: “Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia.

Il senso di queste parole viene profondamente colto da Brian Greene nel suo “La trama del cosmo”: “Si può riflettere su questo o quel problema fin che si vuole, ma il punto è se tutte queste meditazioni e analisi ci convincono o no che la vita è degna di essere vissuta“.
Con il sigaro, in verità, cambiano solo le dimensioni del dilemma, ad essere sinceri, ma la domanda conserva la stessa struttura: “Il sigaro è degno di essere fumato?”. Sembra un paragone azzardato, ma tra la vita e le passioni, inclusa quella del fumo lento, c’è lo stesso scarto che registriamo ragionando di corde e fili di canapa. Ma poniamola questa domanda! “Perché vale la pena fumare?”. La risposta, tra le tante possibili, indirizza il nostro percorso da appassionati. Porsi domande del genere, nella vita, porta a ripercorrere le orme di grandi personaggi quali Edipo e Amleto. Ma noi ci accontentiamo del più agevole sentiero del sigaro. Qui le risposte, ripeto, sono diverse, e nessuna è sbagliata. Ma, come sempre, occorre evitare di considerarle equivalenti, poiché ognuna di esse snoda il percorso lungo un differente sentiero. Il sigaro permette anche, e per me è fondamentale, di iniziare un percorso che porta a conoscere se stessi, approfondendo argomenti che si riallacciano all’antropologia e conducono alla sociologia. Dà la possibilità di approfondire la conoscenza del piacere estetico, fornisce strumenti per creare legami sociali e aiuta a crearsi una identità facilmente spendibile.

Tra i tanti percorsi che è possibile seguire quello che credo sia il più diffuso ci viene suggerito da un altro testo francese: il Don Giovanni di Molière. Nell’incipit in medias res Sganarello è intento a spiegare al servo di Donna Elvira le prodigiose qualità del tabacco:

Checché ne dicano Aristotele e tutta la filosofia, non c’è cosa più degna del tabacco, passione della gente da bene; e chi vive senza tabacco non è degno di vivere; perché non solo il tabacco rallegra e scarica i cervelli umani ma forma anche gli animi alla virtù e in grazia sua si impara ad essere persone garbate.Non vedete, da quando si comincia a tabaccare, in che modo cortese si tratta con tutti, e con che entusiasmo se ne dispensa a dritta e a manca, dovunque ci si trovi?Non s’aspetta nemmeno che ce lo chiedano, e si precorrano i desideri del prossimo: tanto è vero che il tabacco genera sensi d’onore e di virtù in tutti quelli che ne fanno uso.

Sí che l’honnêté è per Sgaranello una mera questione di forma. D’altronde, come dargli torto, l’onestà è pura convenzione sociale e la si può valutare con il metro dell’altrui consenso; non c’è da meravigliarsi, quindi, che la chiesa e lo stato francese si siano scagliati contro quell’opera dell’autore. D’altronde non avevano ancora digerito quel tartufo servito in precedenza che si ritrovavano questa nuova opera, a causare conati di censura.
Come biasimarli? visto che era stato mostrato il loro vero volto, quello senza biacca, riflessa nello specchio.
L’honnêteté. Al solo pronunciare questa parola ci si sente migliori e col consumare tabacco lo si diventa. Ma pensateci! Come si potrebbe negare che l’atto del condividere sia la pratica che mostra l’animo cortese di chi consuma tabacco? Povero Don Giovanni, consapevole che la nobiltà ha dipinta negli occhi l’onestà, ingiustamente accusato di lucrare sulle passioni altrui mentre è sotto gli occhi di tutti la generosità dalla quale le sue azioni procedono.
Ah i francesi! Quando raccontano le cose le spiegano talmente bene che, alla fine, nessuno ci capisce nulla. Ma diciamocelo! Dove trovare una descrizione migliore di quello che noi, oggi, abbiamo diluito volgarmente a status symbol.

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