Leggendo Nietzsche

Leggendo le opere di Nietzsche, e i saggi di riferimento, è impossibile non creare collegamenti con altri autori, soffermarsi a pensare, elaborare teorie e riorganizzare le proprie idee. Non importa che la cosa venga fatta in maniera corretta, sbagliata o incompleta, l’importante è ragionare.

Valori morali 04.12.2021
La cultura classica ci ha abituati alla superiorità della conoscenza epistemica (il mondo delle idee, l’empireo, il paradiso, la verità rivelata da un dio) rispetto alla Doxa (opinioni create scrutando il mondo con i nostri sensi).
Abbiamo compreso con Galilei quanto l’esperienza fosse importante. Abbiamo quindi dato il giusto valore all’empirismo e abbiamo creduto, così, di aver superato la metafisica. Ma ci siamo illusi.
Abbiamo, infatti, tralasciato l’analisi dei valori morali, che ancora rimandiamo a concetti legati all’episteme. Non abbiamo ancora le idee chiare su cosa sia giusto o sbagliato, cosa sia bene e cosa male.
Ecco perché Nietzsche grida: “restate fedeli alla terra”.

Darwinismo e Nazismo 01.12.2021
Negli aforismi 9 [124] e 9 [125] di Volontà di potenza (Brianese) (Si veda Frammenti Postumi Vol VIII tomo 3), si parla di antisemitismo e di stato di natura.
Non può non venire in mente che per Nietzsche ancora non abbiamo accettato il fatto che il nazismo volle, volontariamente, fraintendere il suo pensiero mentre per Darwin non c’è nessuna pendenza di accusa per quello che fu il darwinismo, che giustificò crimini efferati.

Nichilismo 25.11.2021
Primo tentativo di comprendere il nichilismo nietzschiano, sperando sia la strada giusta.

Premessa.
Il termine “nichilismo” deriva dal latino “nihil” che significa “nulla”. Fu usato da Agostino per la prima volta, ma la sua diffusione si ebbe nella seconda metà dell’800 in Russia. In letteratura lo si trova per la prima volta in “Padri e figli” di Turgenev (1961), ad indicare una generazione di rivoluzionari che getteranno le basi per la rivoluzione del 1917. Incontreremo il concetto anche nei “Demoni” di Dostoevskij (1873).

È stato, però, Nietzsche a fornire uno sbocco filosofico alla locuzione.
L’aforisma che ha innescato il lavoro di ricerca è il 9[35] pag. 12 del volume VIII Tomo 2 di Frammenti Postumi a cura di Colli Montinari.
“Il nichilismo come stato normale.
Nichilismo: manca il fine; manca la risposta al «perché?»; che cosa significa nichilismo? – che i valori supremi si svalorizzano.”
Qui viene caratterizzato da tre attributi: mancanza del fine, del significato e perdita dei valori.
Sembra quasi che non possa essere compreso eppure nell’aforisma 9[60] a pag. 26 dello stesso volume leggiamo:

“La stessa specie d’uomo, divenuta più povera ancora di un grado, non più impossesso della capacità di interpretare, di creare immagini fittizie, costituisce il nichilista. Il nichilista è colui che, del mondo quale è, giudica che on dovrebbe essere e, del mondo quale dovrebbe essere, giudica che non esiste”.
Questo passaggio oscuro mi viene illuminato da Hidegger nel suo testo “Nietzsche” nel momento in cui spiega – al capitolo “La volontà di potenza come arte” nel paragrafo “Il rovesciamento del Platonismo in Nietzsche” quali sono i due mondi ai quali il filosofo fa riferimento.
Richiamando il Volume VI Tomo III “Il crepuscolo degli idoli”, “Come il mondo vero finì per diventare favola”, “Storia di un errore” , Heidegger spiega che il “mondo vero” è il mondo soprasensibile introdotto da Platone, che ha fondato i valori della cultura occidentale e il “mondo quale dovrebbe essere” è il mondo che ci viene mostrato attraverso i sensi.
L’oltreuomo (Übermensch) procede dal mondo vero a quello quale dovrebbe essere, il nichilista sembra compia solo il primo passo, rifiutando il primo e non rivolgendosi al secondo., rimanendo in un limbo senza valori (platonismo) e senza una nuova visione, illustrata da Zarathustra.

Un elemento importante è quello che ritrovato nell’aforisma 9[44] a pag. 19 del Volume VIII Tomo 2 pag. 19 di Frammenti Postumi. Qui Nietzsche espone le cause del nichilismo affermando:
<<Punto di vista principale: che non si vede il compito della specie superiore nella guida dell’inferiore, Ma l’inferiore come base su cui una specie superiore vive per il suo proprio compito – su cui soltanto si può reggere.>>
Poi
<< 1) manca la specie superiore, cioè quella là cui inesauribile fecondità e potenza tiene viva la fede nell’uomo.
2) La specie inferiore, “gregge”, “massa”, “società”, disimpara la modestia è gonfia i suoi bisogni fino a farne valori cosmici e metafisici. Tutte l’esistenza né viene volgarizzata; dominando, la massa tiranneggia l’eccezione, sì che queste ultime perdono la fede in sé e diventano nichilisti.>>
Questo è uno dei passaggi principali che il nazismo utilizzò per impadronirsi del pensiero del filosofo a scopi propagandistici. La specie superiore era quella che Zarathrusta avrebbe voluto come compagni di viaggio, quella inferiore è quella che si ferma nello stato di nichilismo ed ha bisogno di comprendere la strada verso il mondo che i sensi ci indicano. Purtroppo, come lo stesso filosofo indica nel “Crepuscolo degli dei”, “Sentenze e frecce” al paragrafo 2:
“La scoperta che la verità non c’è e che tutto è interpretazione richiede un coraggio fuori dal comune”

La cosa in sé. 22.11.2021
Ci sono due elementi interessanti che valgono la pena di essere approfonditi.
Il primo riguarda la negazione della “cosa in sé”, ovvero dell’insensatezza di parlare di un oggetto indipendentemente dal suo rapporto con il soggetto. Il concetto era già stato espresso da Schopenhauer ne “Il mondo come volontà e rappresentazione”, sebbene questi non negasse l’esistenza di una realtà in sé, che Nietzsche respinge. L’altro è la “realtà prospettica”. Per Nietzsche non esiste una verità univoca, mancando il concetto di “cosa in sé”, ma esiste una verità prospettica, ovvero una verità composta da quello che è possibile vedere da prospettive diverse.

Per la cosa in sé:
<<Che le cose abbiano una costituzione in sé, prescindendo affatto dall’interpretazione e dalla soggettività, è un’ipotesi del tutto oziosa ; presupporrebbe che l’interpretare ed essere soggetto non fosse necessario , che una cosa, sciolta da tutte le relazioni, fosse ancora cosa. Inversamente: l’apparente carattere obiettivo delle cose, non potrebbe mettere a capo a una mera differenza di grado all’interno del soggettivo? Nel senso che, per esempio, ciò che muta lentamente ci si presentasse come dotato di “obiettiva” durata, come qualcosa che è, come “in sé”; che l’obiettivo fosse solo un falso concetto di specie e una falsa contrapposizione all’interno del soggettivo?>>

Rif. 1: F. Nietzsche. Frammenti Postumi 1888-1889 (Vol. VIII Tomo II pag. 15 – Adelphi, a cura di Colli, Montinari)
Rif. 2: F. Nietzsche. La Volontà di potenza (a cura di G. Brianese) pag.79

<<Il “voler essere obiettivo”, per esempio di Flaubert, è un equivoco moderno. La grande forma, che prescinde da ogni singolo particolare, è espressione del grande carattere che crea il mondo a sua immagine: che “prescinde largamente” da ogni stimolo particolare – l’uomo della violenza. Ma, nei moderni, vi è il disprezzo di se stessi: come Schopenhauer, vorrebbero “perdere se stessi” nell’arte – rifugiarsi dentro l’oggetto, “negare” se stessi. Ma, signori miei, la “cosa in sé” non esiste! Quel che raggiungono è scientificità o fotografia, cioè descrizione senza prospettive, una specie di pittura cinese, tutta primo piano e sovraffollata. In verità, nella moderna furia storica e naturalistica, vi è molto disgusto – si rifugge da se stessi e anche dal creare un ideale, dal far meglio, cercare anche in modo tutto è venuto: il fatalismo dà una certa tranquillità di fronte a questo disprezzo di se stessi. I romanzieri francesi descrivono eccezioni, in parte dalle sfere più alte della società, in parte, in parte da quelle più basse e il centro, il bourgeois, lo odiano tutti, ugualmente. Infine non riescono a liberarsi di Parigi.>>
Rif. Nietzsche. Frammenti Postumi 1884 (Vol. VII Tomo II pag. 48 – Adelphi, a cura di Colli, Montinari)

Per il concetto della “realtà prospettica” si faccia riferimento agli ultimi due paragrafi
– “Il rovesciamento del platonismo in Nietzsche”
– “La nuova interpretazione della sensibilità e la discrepanza, che suscita sgomento, tra arte e verità.”
del primo capitolo “La volontà di potenza come arte” del testo di Heidegger “Nietzsche”:

Dionisio. 22.11.2021
Dionisio non è un uomo: è un animale e assieme un dio, così manifestando i punti terminali che l’uomo porta in sé“.
La sapienza greca Vol I pag 15
G. Colli

Animale e dio, niente intelletto in purezza, quello appartiene ad Apollo. La saggezza dionisiaca è legata alla natura ed agisce ignorando le proprie origini. Non si dovrebbero ignorare le parole che il saggio Sileno rivolge al re Mida:

Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggioso on sentire?
La Nascita della Tragedia. Pag 31
F. Nietzsche.

Resta il fatto che pretendere una qualche conoscenza, che prescinda dalla carne fremente, è pura utopia. E’ tagliare il filo, al quale teniamo legato il nostro intelletto per farlo volare come un aquilone, con la speranza che voli più in alto.
Eppure questo è l’errore che abbiamo commesso pensando agli dei.

La ricerca della verità. 08.11.2021
In “La Nascita della tragedia” Nietzsche cita en passant G. E. Lessing (Filosofo tedesco; 1729-1781) al §15 pag. 100, in relazione al suo essere più interessato alla ricerca della verità che non alla verità stessa.
La frase cui si riferisce è la seguente:
“Il valore dell’uomo non risiede nella verità che egli possiede o presume di possedere, ma nella sincera fatica compiuta per raggiungerla. Perché le forze che sole aumentano la perfettibilità umana non sono accresciute dal possesso, ma dalla ricerca della verità.
Il possesso rende quieti, indolenti, superbi.
Se Dio tenesse chiusa nella mano destra tutta la verità e nella sinistra il solo desiderio sempre vivo della verità e mi dicesse: scegli! Sia pure a rischio di sbagliare per sempre e in eterno mi chinerei con umiltà sulla sua mano sinistra e direi: Padre, dammela! La verità assoluta è per te soltanto.”.

La differenza tra il cercare la verità e l’ottenerla è sostanziale e questo lo lasciava intendere anche Heidegger che proponeva indizi, sentieri non completi, non forniva mai risposte senza chiedere in cambio uno sforzo.

Valore dell’individuo. 07.11.2021
Ogni individuo può essere considerato in maniera diversa secondo che rappresenti la linea ascendente o quella discendente della vita“. Questo concetto esplicitato al §33 pag. 104 in “Scorribande di un intellettuale”, nel testo “Crepuscolo degli idoli”, ricorda la teoria di Dawkins riportata ne “Il genio egoista”, per la quale i figli hanno un valore superiore a quello dei genitori perché conservano in loro il patrimonio genetico che può garantirne la sopravvivenza. Così il bene che i genitori vogliono ai propri figli è superiore, in generale, a quello che viene loro ricambiato.
Resta il punto culturale che attribuisce maggior valore alle tradizioni e ai padri. Ma questo è una semplice elaborazione logica venutasi a formare nel tempo per combattere la minaccia della morte e mettere in atto una strategia che permetta di affrontare le difficoltà, che il futuro riserva, con le stesse tecniche utilizzate in passato, che hanno garantito la sopravvivenza. Capire quanto questo sia corretto è un discorso ampio e complesso.

Apollineo e dionisiaco – 30.10.2021
I concetti di apollineo e dionisiaco elaborati da Nietzsche hanno molto in comune con quelli di inconscio e coscienza, istinto e ragione, es e Io.
Nietzsche non si esprime in termini di valore, giudicando l’uno superiore o più importante dell’altro, cosa cui siamo abituati quotando si parla di corpo ed anima. Anzi. Entrambi i concetti sono importanti e concorrono per la comprensione dell’essere umano.
Un parallelo molto interessante può essere effettuato con le teorie li portate da Kahneman in “Pensieri lenti e veloci”. La parte del cervello che sottende l’istinto utilizza l’altra parte, quella in cui avvengono i processi logici, per risolvere problemi complessi. Resta che la tipologia di problemi e la priorità a questi data viene decisa dal cervello “istintivo” e per quanto ci si possa illudere questi sono sempre problemi legati ai bisogni primari di sopravvivenza e riproduzione.

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